Roberto Rosso resta in carcere

TORINO. Resta ancora in carcere Roberto Rosso, l’ex assessore del Piemonte ed ex consigliere comunale arrestato tre mesi fa’, in data 20 dicembre 2019, con l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso.
La notizia era stata un fulmine a ciel sereno e aveva gettato profondo sconcerto nel panorama politico piemontese e sconforto fra i numerosi amici di Rosso. In quei pochi mesi di assessorato, che oltre ai Rapporti con il Consiglio Regionale, riguardavano fra l’altro la Legalità, la delegificazione dei percorsi amministrativi e diritti civili, l’ex parlamentare vercellese si era distinto per un intenso, frenetico, lavoro amministrativo. D’altra parte, la sua nomina all’interno della Giunta di centrodestra era proprio dovuta al fatto di aver ottenuto alle elezioni di maggio ben 4806 preferenze; ottenute, non per ultimo, grazie ad una carriera lunga ed assolutamente trasparente. In 40 anni di politica, Rosso è stato inoltre da guida per moltissimi politici oggi affermati.

Non è però nelle mie intenzioni entrare in una vicenda giudiziaria, anche se, a mio avviso, ha dell’incredibile… non si può tuttavia non rilevarne gli aspetti politici.
La reazione dei vertici del governo regionale fu d’immediata condanna! Non una reazione di stupore, comprensibile per altro, ma una repentina inspiegabile accettazione di colpevolezza. Un’accusa non fa una colpa, nemmeno se c’è l’arresto concetto alla base di tutti i sistemi giudiziari dei paesi civili.
Rosso è stato in ogni caso, immediatamente e discutibilmente, espulso dal partito ed è stato rigettato anche dai molti amici che per merito dello stesso si erano guadagnati un nome nel centrodestra piemontese.
Rosso si è in seguito dimesso anche dalle sue cariche politiche. Il suo legale Giorgio Piazzese precisa in una nota: non era obbligato a dimettersi, la sua è stata una scelta etica autonoma per senso di responsabilità politica […] È una decisione personale, maturata nella sua coscienza per il rispetto verso le istituzioni e i cittadini. Consapevole della propria totale estraneità alla criminalità organizzata, auspica che la vicenda sia trattata nelle competenti sedi giudiziarie, le sole dove può e deve trovare soluzione.

A distanza di tre mesi, anche se il Giudice dell’Udienza Preliminare (Gup) ha respinto la richiesta di accorpare il suo processo a quello della mafia di Carmagnola (dove Rosso ha preso solo 27 preferenze, arrivando terzo!), l’ex assessore piemontese resta in carcere, con la motivazione di possibilità di reiterazione del reato.
Francamente, al cittadino sfuggono i motivi di una così lunga detenzione e colpisce anche il silenzio della politica che sui tempi lunghi della giustizia non sa dire una parola. In un intervista al giornale online Agenfax, qualche anno fa’, quando era ancora in parlamento, l’allora on. Roberto Rosso dichiarava che per fare politica ci vuole cuore Una frase che riassumeva la sua filosofia di azione caratterizzata da un forte legame con il territorio, i suoi elettori e coi suoi molti collaboratori “storici”. Una concezione da Prima Repubblica, che non stupisce però in un politico di così lungo corso ed esperienza, passato attraverso la D.C, il P.D.L, Forza Italia e giunto in fine in Fratelli d’Italia.
Malgrado il volta-spalle dei vertici regionali, sono ancora in molti coloro ad essere certi che il politico vercellese saprà dimostrare in sede processuale, con inconfutabile chiarezza, l’infondatezza di ogni accusa.
È stata anche lanciata una petizione online per richiedere la scarcerazione ma, intanto, Rosso resta privato della libertà, in carcere. Per lui nemmeno gli arresti domiciliari.

Alberto Sosso