Quentin Tarantino è davvero razzista?

Sull’onda delle proteste antirazziste negli USA, il regista di “Pulp Fiction” è stato criticato per l’utilizzo eccessivo della parola “negro” nei suoi film. Quentin Tarantino, quindi, è davvero razzista?

Il movimento di protesta “Black Lives Matter”, nato in seguito alla morte di George Floyd, è arrivato ad attaccare molti simboli della nostra cultura. Neanche il cinema è stato risparmiato: dopo una serie di polemiche riguardanti la pellicola “Via col vento“, al centro delle critiche è finito Quentin Tarantino. Il regista è stato accusato da John Ridley, sceneggiatore premio Oscar di “12 anni schiavo“, per l’eccessivo utilizzo della parola “negro” nei suoi film. Secondo Ridley il termine viene usato in maniera spregiudicata e solo per il gusto di farlo, senza contestualizzazione.

Tarantino aveva già subito critiche di questo tipo da parte di Spike Lee, soprattutto per i film “Jackie Brown” e “Django Unchained“. Quest’ultimo in particolare viene definito dal grande regista afroamericano come “uno spaghetti western di Sergio Leone” inadatto a raccontare il dramma della schiavitù.

Jamie Fox e Quentin Tarantino in “Django Unchained” (2012)

Quentin Tarantino, quindi, è davvero razzista? Di certo la parola “nigger” non manca nelle sue pellicole: secondo il Dallas Observer sarebbe stata usata almeno 214 volte. Ciò però non deve stupire, dal momento che nei suoi dieci film la parola “f*ck” viene ripetuta 901 volte e “sh*t” 295. Gli insulti e le volgarità sono dunque la normalità per i personaggi tarantiniani e sono giustificabili dal contesto violento e criminale delle sceneggiature.

L’utilizzo di questo termine non è dunque legato al razzismo, anzi, Tarantino in molte pellicole affronta, ovviamente a modo suo, il tema delle persecuzioni razziali. Spesso i suoi finali vanno a cambiare il corso della storia per dare una possibilità di riscatto ai perseguitati di ogni epoca, dagli ebrei nell’Europa nazista di “Bastardi senza gloria” agli afroamericani dell’America di fine Ottocento in “Django Unchained” e “The Hateful Eight“. Probabilmente anche per questo motivo gli attori Samuel L. Jackson e Jamie Fox hanno preso le difese del regista.

Ci sono inoltre una serie di foto che ritraggono Quentin Tarantino mentre protesta contro la violenza della polizia negli Stati Uniti, proprio come stanno facendo i manifestanti del Black Lives Matter. Ciò dimostra definitivamente la fede antirazzista del regista.

Quentin Tarantino in marcia a New York nel 2015

Il buon Quentin, purtroppo, è vittima della retorica del politicamente corretto, contaria alle opere tarantiniane perché troppo anticonvenzionali e dissacranti. È necessario quindi porre attenzione a questa nuova mentalità perché può diventare un pericolo per la libertà di espressione.

Le “parolacce” nei film di Tarantino secondo il Dallas Observer: https://www.dallasobserver.com/arts/is-nextdoor-racist-11920880