Proteste a Torino, Amedeo Avondet: “Ecco chi c’era davvero in piazza.”

Torino, 26 Ottobre 2020.

Due piazze, due volti della stessa città esanime. Piazza Vittorio si riempie intorno alle 20 e 30, satura delle lacrime di ristoratori, baristi, dipendenti di palestre e piscine. Compiangono in silenzio per circa un minuto la scomparsa di un barista di Lodi, si è suicidato. Come l’economia in questi mesi. Dall’altoparlante si sente il lamento dei tanti che si alternano per esternare il loro malcontento. La folla ascolta, silenziosa e intorpidita dalla pioggia e dall’angoscia. L’ incertezza regna sovrana sul futuro, ma non sulle ragioni di questa piazza. Alle 22:20 il piccolo gazebo viene smontato, per le 23 la funerea moltitudine si è già dispersa tra le vie un tempo vive ed oramai inumate dal coprifuoco.

Dall’ altro lato, ben prima delle 20, in Piazza Castello si raduna un altro tipo di folla, e ben presto le fiamme della rivolta arrossano il cielo uggioso della capitale che fu. Via Roma è smembrata, l’acre odore del fumo penetra fra le vie un tempo vive ed ora cremate. La chiamano rivoluzione, ma è tutto furto e saccheggio. Sono ragazzi dei centri sociali, facinorosi occasionali, ultrà, immigrati di seconda e terza generazione, imbruttiti dalla povertà e da una terra che non ha dato loro quanto promesso. Infine vi sono i più temuti, scesi dai monti, son i veterani delle battaglie No TAV, i reduci della Val di Susa. Guerriglieri esperti. Gente né onesta né simile ai sabaudi bogianen di piazza vittorio.
Negare tutto questo è disinformazione.

Articolo di opinione personale a cura di Amedeo Avondet

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