Intervista al frontman dei Maldito, Riccardo Toniolo

Intervista a Riccardo Toniolo, frontman dei Maldito, una rock band di ragazzi Albesi. Parlerà della storia della band e del loro primo disco: “Deficit dell’attenzione”.

Presentati e presenta la tua band.

Io sono Riccardo Toniolo ho 22 anni (sono del ’97) e sono il cantante e secondo chitarrista dei Maldito. Siamo in quattro, gli altri musicisti sono Alessandro Pio, che si occupa della chitarra solista e delle doppie voci, Stefano Do, il bassista, e Filippo Valsania, il batterista.

Per quanto riguarda il nome, l’idea di chiamarci “Maldito”mi è venuta in modo spontaneo leggendo i post di un artista spagnolo che condivide delle grafiche sui social. Sotto la foto di una sua opera raffigurante un gatto aveva scritto “Maldito gatto” Mi piaceva molto questa parola ed ero colpito dal suo significato: “Maledetto”.

L’idea di questo progetto l’avevo già da tempo. Ho sempre scritto canzoni ma spesso non mi trovavo in grado di interpretarle. Quando mi sono trasferito ad Alba, però, ho iniziato a cercare musicisti per formare un gruppo. Inizialmente la nostra idea era di fondare una band soul/pop che, però, non eravamo riuscito a far partire. Poi ho contattato Alessandro Pio e insieme abbiamo trovato il batterista e il bassista. Già dalla prima prova ci siamo accorti di essere molto in sintonia e abbiamo iniziato subito a lavorare a nostro primo singolo: “Una stupida poesia”.

Tu suoni molti strumenti, ma di certo quello prediletto per te è la batteria. Perché in questo progetto hai deciso di dedicarti ad altro?

I motivi sono tanti. Uno di questi è che mi piace l’attenzione e il contatto con il pubblico. Anche se il ruolo del batterista richiede molta responsabilità è comunque in secondo piano rispetto ad altri musicisti e negli scorsi progetti, a cui avevo partecipato come batterista, mi sentivo sempre un po’ in disparte. Inoltre Filippo è di certo più bravo di me, ha idee molto chiare su quello che suona, è sempre molto entusiasta e spesso fa delle buone proposte sugli arrangiamenti dei brani. Lui è di certo il batterista giusto per questo progetto. Inoltre avevo provato a far cantare i miei pezzi a qualcun’altro ma non c’era mai l’intenzione che volevo metterci io. Per questo ho deciso di prendere qualche lezione di canto e intraprendere questa nuova strada.

Se tu fossi un critico musicale come presenteresti questo disco a qualcuno che non l’ha mai ascoltato?

Non è di certo facile guardare una propria creazione con occhi diversi, anche per una persona che cerca sempre di analizzare in modo critico la musica che ascolta. Posso dire che questo disco non è di certo facile da capire e che è un gran misto di generi diversi (anche se c’è un filone). Nonostante sia costato poco registrarlo (grazie a un contest che abbiamo vinto l’anno scorso) è ben studiato. Ci siamo impegnati molto sui dettagli e c’è varietà nelle sonorità e nella scrittura, perché volevamo fare in modo che non annoiasse. Se non fosse un mio disco lo ascolterei volentieri!


Perché il disco si chiama “Deficit dell’attenzione”?

Ci abbiamo messo molto a scegliere il nome di questo disco. Ad un certo punto è uscita la proposta di chiamarlo “Deficit dell’attenzione”, nome che in realtà doveva essere per il titolo di una canzone. Questo è perché in parte tutti noi soffriamo di questo deficit. Questa nostra caratteristica penso che si rispecchi molto sulla varietà dei pezzi. Quello più affetto da questa “patologia” è di certo il bassista, che è quello con la mente più creativa.

La band nel videoclip del brano “12 rintocchi”

Da cosa vi siete ispirati per comporre i brani ?

L’ispirazione arriva un po’ dappertutto. L’idea iniziale dei pezzi parte sempre da me e poi li arrangiamo insieme. Musicalmente parlando ascolto e suono molti generi e cerco sempre di scoprire dei nuovi gruppi, anche della scena underground. Le band a cui forse mi sono ispirato di più sono i Verdena, i Puddle of Mudd, gli Alice in Chains e i Negrita.

Per quanto riguarda le ispirazioni esterne ogni giorno ne arrivano moltissime. Frequentemente scrivo dei pezzi quando voglio comunicare quello che sento dentro. Spesso l’ispirazione arriva quando meno me l’aspetto, ad esempio quando guido. Quando mi vengono in mente delle frasi belle le registro e poi, arrivato a casa, le rielaboro. Anche per via di questo mio “Deficit dell’attenzione” trovo l’ispirazione in qualsiasi cosa. In questo periodo sto scrivendo tantissimo. Le idee per brani arrivano anche nelle situazioni negative, quando sono arrabbiato o pensieroso.

Cosa ne pensi della musica al giorno d’oggi?

Io amo il panorama underground italiano. Seguo molti musicisti giovani e, in contrasto a quello che molti pensano, credo che la musica non sia morta. Mi accorgo, per esempio, che stanno ritornando la chitarra elettrica e il rock. Conosco molti produttori e artisti talentuosi con una grande voglia di rinnovamento, basta informarsi e andare a cercare. La musica di oggi è un panorama difficile ma molto aperto.

Come vivete la quarantena?

Questo periodo è di certo molto complicato perché abbiamo perso un sacco di date che avevamo in programma. Comunque ci stiamo muovendo lo stesso: abbiamo pubblicato il disco, lo stiamo promuovendo, presto faremo uscire un nuovo video e, come ho già detto, stiamo lavorando a quello che potrà essere un secondo disco. Quando mi vengono delle idee le condivido agli altri, che studiano degli arrangiamenti.

Per chiudere, quali sono i progetti futuri dei Maldito?

Faremo uscire un secondo album o anche più di uno. Siamo molto entusiasti e vogliamo che questo disco sia solo un inizio. Abbiamo già scritto e suonato dal vivo altri pezzi, che rientreranno in un nuovo disco.

Link per ascoltare “Deficit dell’attenzione”