In viaggio con Erodoto | Recensione

In viaggio con Erodoto è un romanzo dello scrittore e giornalista polacco Ryszard Kapuscinski. Venne pubblicato nel 2005, soltanto due anni prima dalla sua scomparsa. Dal romanzo si comprende come i viaggi di paese in paese siano stati importanti per la vita dell’autore stesso; infatti, l’insegnamento che traspare dalla lettura del libro è l’importanza del connubio tra culture apparentemente differenti come strumento che arricchisce e aiuta a non stereotipizzare i patrimoni di aree geografiche da noi distanti come inferiori, bensì a valorizzarli in tutti i loro molteplici aspetti che arricchiscono l’essere umano. Kapuscinski nelle pagine del romanzo ripercorre le tappe del suo viaggio come reporter in compagnia di un uomo molto speciale: Erodoto, il primo reporter dell’antichità, a cui il nostro autore si ispira per esplorare il mondo come prima di lui aveva fatto quest’uomo greco del VII secolo che, nonostante la mentalità dell’epoca e le difficoltà nel viaggiare, si spostò di continente in continente armato della sua memoria, dote indispensabile per gli uomini di quell’epoca, non essendo ancora stati inventati i telefoni e i taccuini. Ciò che mi ha più colpito di Erodoto è come lui abbia sfidato stereotipi e diffidenze così radicate nella cultura, che vedevano nello straniero un invasore da cui difendersi per preservare usi e costumi della propria polis, mettendosi in contatto con nuovi popoli e culture con un approccio non di superiorità o diffidenza, bensì cercando di trovare elementi che potessero arricchire il suo animo di viaggiatore. Grazie alle testimonianze di Erodoto siamo venuti a conoscenza di molti aspetti sociali, politici e culturali di popoli antichi dei quali si sono perse quasi tutte le tracce e che hanno contribuito alla creazione di un vasto patrimonio culturale dal quale noi oggi non possiamo assolutamente prescindere. L’importanza che Kapuscinski dedica ad Erodoto è degna di nota, poiché individua in lui l’anello di cesura tra il mondo dei miti omerici e quello della storiografia; difatti, Erodoto è un logografo. La logografia costituisce una separazione tra i miti e la storiografia, scienza che tratta di fatti storici con precisi riferimenti attinenti alla realtà e basati su verità storiche. Erodoto, quindi, era un logografo, in quanto trattava argomenti che si avvicinavano alla realtà ma avevano ancora in comune degli aspetti con l’epica omerica. Altro aspetto che l’autore del libro sottolinea è come l’integrazione tra popoli sia la base per una società equa e non discriminatoria. Personalmente ritengo che questo sia un argomento estremamente attuale dato il crescente odio xenofobo che danneggia e destabilizza i rapporti tra cittadini e anche tra stati. I governi, per arrestare questi dilaganti fenomeni di intolleranza, dovrebbero favorire l’integrazione tramite progetti dedicati, così da prevenire e disincentivare escalation di odio e violenza nei confronti delle altre culture. 

di Alessandro Graziano

 

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