Dedalus: ritratto dell’artista da giovane di James Joyce

“Ritratto dell’artista da giovane” è un romanzo autobiografico di James Joyce, pubblicato per la prima volta nel 1914. L’opera fa parte dei romanzi di formazione dell’artista e illustra il ruolo dell’artista nella società moderna in continua evoluzione che non esita, purtroppo, a relegarli al ruolo di persone inutili, in quanto l’arte non è produttrice di ricchezza. In particolare, l’autore assume un nome fittizio, Stephen Dedalus, particolarmente evocativo, poiché Stephen è la traduzione dall’inglese di Stefano e Joyce si riferisce a Santo Stefano, il protomartire; mentre il cognome Dedalus rimanda al personaggio mitologico Dedalo, il quale grazie alla costruzione delle ali riesce a scappare dal labirinto.

I principali temi trattati sono la scoperta della sessualità, la religione e l’arte; inoltre, cornice che fa da sfondo a tutta la narrazione è il sentimento di insofferenza maturato nei confronti dell’Irlanda e di Dublino, città percepita come una gabbia nella quale è costretto a vivere. Contribuiscono a rendere la sua città natale così ostile alcuni elementi chiave trattati ampiamente nel romanzo, quali la famiglia, rigida e osservante dei dettami religiosi, la religione e le continue discussioni dei suoi compagni sull’indipendenza dell’Irlanda dall’Inghilterra. La famiglia, composta dai genitori e dalla zia Dante è piuttosto litigiosa a causa delle idee divergenti e ciò contribuisce a creare un’atmosfera di tensione. La religione gioca un ruolo fondamentale al suo interno, poiché la zia pretende che il nipote si consacri alla vita religiosa, una vita pura e lineare che, a suo dire, lo porterà in Paradiso; invece il padre, convinto anticlericale, esorta il figlio a non seguire i consigli della zia.

Leggendo il romanzo si osserva un processo di evoluzione evidenziato dal lessico che da puerile nelle prime pagine, diventa ricco e forbito. L’evoluzione lessicale procede contemporanemente a quella mentale e fisica di Stephen che, da bambino spensierato, si trasforma in un ragazzo conscio del mondo che lo circonda. L’autore mette in risalto il passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza, si sofferma sugli istinti tipici di questa fase della vita e, in particolare, pone l’accento sul rapporto antitetico padre-figlio. La figura della madre, assente dalla narrazione, emerge soltanto nel capitolo conclusivo del libro; viene descritta come una donna morbosamente legata al figlio, tanto da supplicarlo di non frequentare l’università ma, contrariamente ai desideri dei familiari, Stephen Dedalus spiccherà il volo come fece Dedalo, allontanandosi da una terra arida e insensibile. Dal punto di vista stilistico, l’autore spiega come Dublino si trasformi in una vera e propria città della paralisi, un luogo che non gli è più congeniale, poiché la percepisce come una morsa che non gli permette di vivere pienamente la sua vita anticonformista.

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