Crisi climatica ai tempi del coronavirus: intervista all’attivista verde Edoardo Di Stefano

Intervista a Edoardo Di Stefano, attivista del Fridays For Future di Torino che parlerà delle proposte della sua associazione per affrontare la crisi climatica.

Quali sono gli obiettivi del Fridays For Future a livello nazionale e nella città di Torino?

Noi vogliamo che l’Italia dia una maggiore importanza al problema ambientale. Questo soprattutto per tutelare le persone più deboli, che sono quelle che soffriranno maggiormente per causa di questa crisi nonostante non ne siano i principali responsabili. Uno dei nostri obiettivi principali è quello di ridurre gli investimenti dello stato sui combustibili fossili.

Ci sono poi dei problemi che riguardano in particolare la città di Torino, come l’inquinamento dell’aria. Esso raggiunge ogni anno livelli record ma non vengono presi dei provvedimenti seri, solo soluzioni temporanee come il blocco del traffico. Per risolvere veramente questo problema bisogna cambiare completamente il nostro modo di muoverci e scaldarci, facendo degli investimenti che vadano in questa direzione. La scorsa estate il nostro gruppo è riuscito a far dichiarare l’emergenza climatica alla città di Torino, affinché prenda impegni seri per ridurre le emissioni.

Non credi che la dichiarazione di emergenza climatica sia uno strumento dei politici per ricevere consenso elettorale da chi ha a cuore il problema dell’ambiente? Ci sono stati dei risultati positivi dopo questi provvedimenti?

Di certo può essere usata come strumento di propaganda elettorale, anche perché questa dichiarazione non dà dei vincoli precisi. Si tratta comunque di un impegno che i politici hanno preso verso la collettività e se non lo rispetteranno ci faremo sentire.

Spostandoci sull’argomento del coronavirus, in che modo esso può avere delle influenze sulla lotta ai cambiamenti climatici?

Grazie alle limitazioni, l’inquinamento dell’aria si è ridotto sia qui che in Cina. Questo riduzione però non riguarda le emissioni di gas serra e i problemi legati ad altre sostanze inquinanti. Avere un’aria più respirabile è comunque già un ottimo risultato. Questa situazione, inoltre, ha fatto capire a molte persone cos’è una vera crisi e quanto debbano essere drastiche le misure per affrontarla. Questa sospensione delle attività non indispensabili ci deve inoltre far pensare a una riorganizzazione dell’economia. I soldi che gli stati spendono per aiutare le aziende in difficoltà potrebbero essere usati per attuare una loro riconversione ecologica.

Per quanto riguarda la crisi climatica, hanno più responsabilità i singoli o il governo?

Entrambi hanno le loro responsabilità. Di certo ogni individuo nel suo quotidiano può fare la sua parte: mangiare meno carne, usare poco la macchina, non sprecare la plastica… però non basta. Bisogna cambiare completamente il nostro sistema economico mettendo più limitazioni alle aziende inquinanti. Inoltre, così come abbiamo visto per il coronavirus, non ci si può affidare solo al buon senso della gente ma bisogna prendere provvedimenti dall’alto affinché vengano rispettati da tutti. Per questo noi, rispetto alle organizzazioni ambientali precedenti, insistiamo di meno sulle azioni dei singoli e di più sulle responsabilità dei governi.

Qualche mese fa è passata al Parlamento Europeo la proposta di legge di stanziare un trilione di euro affinché entro il 2050 le emissioni vengano azzerate. Cosa ne pensa il Fridays For Future?

È un passo avanti ma non è sufficiente. Ci sono degli aspetti molto discutibili, come la questione temporale. Gli scienziati ci dicono che abbiamo solo più otto anni per realizzare azioni significative per evitare che la temperature si alzi oltre il grado e mezzo. Il 2050 è quindi una data troppo lontana. Inoltre i criteri per assegnare i finanziamenti non sono molto precisi e le aziende che beneficeranno dei fondi non è detto che siano veramente interessate alla questione ambientale. Inoltre non c’è nessun limite ai trattai di libero scambio che permettono l’importazione della carne di bestiame allevato nelle aree deforestate dell’America del Sud. Il consumo stesso della carne non viene limitato, nonostante l’industria agroalimentare sia molto dannosa per l’ambiente. Inoltre ci sono poche linee guida sui trasporti.

Per fare un paragone, è come se il governo, per affrontare l’emergenza coronavirus avesse chiuso solo palestre, pub e discoteche, lasciando tutto il resto aperto. Sarebbe stato meglio di zero ma insufficiente per ridurre i contagi. Allo stesso modo senza misure drastiche non si risolverà la crisi ambientale

Come potremmo provvedere alle persone che perderanno il lavoro perché era quello che facevano era strettamente legato ai combustibili fossili?

La questione dei posti di lavoro viene spesso sfruttato dai governi per limitare i provvedimenti contro l’inquinamento. Questo problema spesso però non sussiste perché con la riconversione ecologica delle aziende si creano molti nuovi impieghi nella produzione di fonti energetiche alternative e nella costruzione di nuovi mezzi di trasporto. Per trovare i soldi per effettuare questa conversione bisognerebbe eliminare i finanziamenti ai produttori di combustibili fossili.

Personalmente credi che riusciremo a raggiungere l’obiettivo di azzerare le emissioni entro il 2030?

È difficile rispondere. Dipenderà tutto da come riusciremo a mobilitarci e a convincere i governi a collaborare. Se andiamo avanti così però non ce la faremo. Noi però combatteremo fino alla fine.

Cosa diresti a chi crede che l’unico fine degli scioperi sia saltare la scuola?

Gli direi che un giorno di scuola, per quanto sia importante, lo è di meno del nostro futuro. Queste persone dovrebbero inoltre informarsi per capire quanto sia importante la nostra battaglia.

Link per la raccolta firme a livello europeo per l’azzeramento delle emissioni entro il 2035: https://eci.fridaysforfuture.org/it/sign-the-european-citizens-initiative/