Coronavirus, oggi ci lascia Luis Sepulveda

Luis Sepulveda

“Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”. La maestra alle elementari sfogliava le pagine di quel libro, le sue parole volteggiavano per la classe e la mia mente allestiva uno scenario di altruismo, compassione, commozione e di un’infinita bontà. Oggi ci lascia Luis Sepulveda, ma le sue parole continueranno a vivere nel cuore di tutto il mondo.

Lo scrittore cileno aveva 70 anni e da febbraio era ormai ricoverato presso l’ospedale di Oviedo, in seguito ad aver contratto il Coronavirus. Si potrebbe pensare :<<Eh beh…la sua vita ormai l’ha vissuta>>, ma credo che non ci si possa mai sentir pronti a rinunciare alla genialità racchiusa in uno dei suoi libri.

Sepulveda e la moglie avevano iniziato ad avvertire i primi sintomi di ritorno dal festival letterario “Correntes d’Escritas”, in Portogallo. Un forte raffreddore: questo il primo sintomo dello scrittore che pochi giorni più tardi si è ritrovato intubato. Due settimane dopo, il coma. Poi le parole consolanti della moglie Carmen :<< I medici dicono che migliora ogni giorno di più>>. Un incalzare di notizie che hanno saputo tenere il mondo letterario (e non) col fiato sospeso. Un corpo forte che si stava difendendo, in bilico tra speranza e sconforto.

Il flagello del Coronavirus ha impiegato due mesi per portarsi via anche Luis Sepulveda, una vittima tra tante. Forse però è quando sono i grandi ad andarsene che ci rendiamo conto che c’è sempre una storia da raccontare, una per ogni vita, per ogni personalità e fantasia.

“Forse non sa volare con ali d’uccello, ma ad ascoltarlo ho sempre pensato che voli con le parole .”

Così voglio ricordare Sepulveda: immerso tra la leggerezza e la libertà che a volte solo le parole sono in grado di esprimere.

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