Coronavirus e ambiente: intervista a Nicolò Cucurachi, del Fridays For Future di Alba

Intervista del 21 marzo a Nicolò Curachi, membro dell’associzione “Fridays For Future” di Alba. Parlerà della correlazione tra il coronavirus e l’inquinamento, due grandi crisi che hanno diversi punti in comune.

Trovi qualche analogia e correlazione tra l’emergenza coronavirus e quella ambientale?

In Italia l’inquinamento dell’aria causa 80.000 decessi l’anno e l’OMS stima che tra il 2030 e il 2050 i morti per fenomeni atmosferici e meteorologici estremi saranno 250000. Allora perché il coronavirus viene considerato così tanto e la crisi climatica no? Come ha spiegato il professor Marco Bagliani, dell’università di Torino, l’epidemia si sviluppa su una scala temporale breve che rispetta i tempi di attenzione, mentre la crisi climatica no. I provvedimenti presi hanno visto calare di un quarto le emissioni della Cina. Se per una volta siamo riusciti a mettere la salute davanti ai soldi, dovremmo farlo sempre. Lo smog e le polveri sottili hanno pure accelerato la diffusione del virus anche qua in Italia, come affermano Leonardo Setti dell’università di Bologna e Gianluca De Gennaro dell’università di Bari. Essi sostengono che il particolato atmosferico permetta il trasporto del virus e la sua sopravvivenza per aria. La quantità di particelle nell’aria delle zone più colpite è dunque in relazione con la crescita anomala dell’epidemia.

Il fatto che in questi giorni stiamo limitando i nostri spostamenti contribuisce a ridurre l’inquinamento?

Assolutamente sì. Basti vedere la Cina, che è riuscita a ridurre di un quarto le proprie emissioni bloccando tutto. La stessa cosa sta avvenendo in Italia.

Si può dunque affermare che le due cose si bilancino?

Di sicuro è giusto prevenire il corovavirus, però bisogna fare in modo che d’ora in avanti si metta sempre la salute prima dei soldi. Quindi si devono ridurre le emissioni di anidride carbonica fino ad arrivare, nel 2030, a cancellarle completamente.

Potresti raccontare chi sei, cosa rappresenti e cosa fate?

Io faccio parte ormai da più di un anno del Fridays For Future di Alba. Il movimento è nato il 25 febbraio e ci siamo esposti al pubblico per la prima volta il 15 marzo, giorno del primo grande sciopero globale. All’inizio ci eravamo stupiti del gran numero di partecipanti, che ci ha fatto capire come questo tema stia a cuore a molte persone. Allora siamo andati avanti, organizzando due grandi raccolte rifiuti nell’agosto del 2019 e poi siamo tornati in piazza il 27 settembre per il terzo sciopero globale. Da quella manifestazione è venuto a seguire un incontro con il sindaco, vicesindaco e l’assessore alle politiche ambientali di Alba, durante il quale ci siamo scambiati delle idee per ridurre l’inquinamento ad Alba. Giovedì 14 novembre 2019, infatti, il consiglio comunale di Alba ha dichiarato, all’unanimità l’emergenza climatica.

Avete altri progetti in mente?

Certamente. in questo momento ascoltiamo i consigli degli scienziati ed esperti sia per quanto riguarda l’ambiente che il coronavirus. Dunque restiamo a casa e continuiamo a lavorare con videoconferenze online. Il movimento non si ferma e continuiamo ad organizzare attività ed eventi. Per esempio era in programma per il 14 marzo una grande raccolta rifiuti in collaborazione con gli scout. È stata però rimandata e quando ripartiremo con le nostre attività questa sarà probabilmente la prima. Stiamo inoltre cercando di allargare il numero di comuni che partecipano all’emergenza climatica, vogliamo arrivare in più posti possibile.

Potresti spiegare in cosa consiste la dichiarazione di emergenza climatica?

Questa dichiarazione è simbolica. Non si tratta di un vero e proprio stato di emergenza ma sta a simboleggiare che il comune riconosce l’esistenza dei cambiamenti climatici e approva vari progetti, che possono essere semplici come ampliare la raccolta differenziata o fare degli incontri nelle scuole fino a quello di convertire all’elettrico la rete dei trasporti. Sono tutte iniziative costose, ma in futuro ci potranno dare grandi vantaggi.

Possiamo dunque dire che Alba ha dichiarato l’emergenza climatica?

Sì, Alba si è presa alcuni impegni. È un buon inizio ma i punti che ha scelto non sono abbastanza. Una volta portati a termine ne faremo aggiungere degli altri, continuando a fare un’ulteriore pressione. Abbiamo inoltre firmato un documento che fa in modo che ogni sei mesi ci siano degli incontri tra noi e il comune. Ogni sei mesi torneremo per controllare, con i dati alla mano, cosa è stato fatto.

Come vivi l’emergenza coronavirus da studente?

Frequento l’Einaudi, che come le altre scuole, si è adoperata nell’organizzare lezioni online.

Avete delle pagine social?

Certamente. Siamo molto attivi su Instagram con la pagina @fridaysforfuture_alba.

Per chiudere, cosa vuoi dichiarare ai nostri giovani lettori in merito all’emergenza coronavirus e a quella climatica?

Vi dico di ascoltare la scienza, dunque rimanete a casa e cercate però di continuare a diffondere le informazioni sull’emergenza climatica. È diventata virale l’immagine in cui alcuni medici che hanno esposto dei cartelli in corsia che chiedono di continuare a parlare della crisi ambientale, affinché venga evitata un’altra pandemia del genere.

Nicolò Cucarachi ospite su TheOpenRadio Lunedì 23 marzo 2020

Nicolò Cucarachi è anche stato ospite nel LiveShow di Lunedì su The Open Radio

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Diego Scanavino e Giulio Pavesi