Bella Ciao dei nostri giorni: intervista a Valentino “TB”

Il brano della tradizione italiana, “Bella ciao”, trasformato in una canzone rap. Valentino “TB” ce lo racconta.

Presentati. Mi chiamo Valentino Vecchi e ho 40 anni. Vivo ad Anzio da un po’, ma sono nato e cresciuto a Roma. Sono laureato in Scienze Motorie e, dopo anni di lavoro in una palestra, ora insegno nuoto in una piscina del territorio. Faccio musica da quando avevo 13-14 anni. In tutto questo tempo ho esplorato diversi generi, sia per quanto riguarda la produzione, sia in termini di cover. Sempre in quegli anni ho conosciuto le altre due persone coinvolte nel progetto di “Bella ciao”. Sono anche sposato e ho due cani e due gatti bellissimi.

Come vi è venuta l’idea di attualizzare questo brano della nostra tradizione? L’idea iniziale è stata di Massimiliano (in arte Max Puraonda Sound). Io e Massimiliano avevamo già collaborato per un disco a metà tra il rap e il pop. Max è molto attento a certe tematiche e, con l’avvicinarsi del 25 aprile di quest’anno gli è venuta quest’idea. Successivamente, ci siamo affidati ad una terza persona, Daniele (in arte Morgan), per la parte tecnica.

Quale significato ha per te “Bella ciao”? “Bella ciao” ha sempre avuto un valore affettivo. Alle medie, ero molto affezionato al mio professore di italiano e in quel periodo, “Bella ciao” faceva parte del programma scolastico annuale, come i “Promessi Sposi”. Ho capito l’importanza di questa canzone quando il mio professore, arrivato a metà della lettura del brano, si commosse e uscì dall’aula. Dopo essere rientrato, ci spiegò che parlare di questa canzone aveva fatto emergere i ricordi dei bombardamenti avvenuti quando era bambino. Vedere un uomo di 60 anni piangere davanti a dei ragazzini mi ha colpito: si era spogliato della sua immagine di autorità.

È un brano di una certa importanza ancora oggi: è una bandiera contro il nazifascismo, anche se divenne famoso nel primo dopoguerra. Ho letto un libro in cui si diceva che “Bella ciao” ottenne riconoscimenti a livello nazionale (successivamente, anche mondiale) quando, dal ’47, prima a Praga, poi in altre città europee, si istituì la “Giornata Mondiale della Gioventù Democratica”. Era un festival in cui dei giovani partigiani emiliani portarono “Bella ciao”. In questo modo, il brano venne associato alla resistenza. Secondo me, per varie coincidenze storiche, la canzone è stata associata alla sinistra e al comunismo.

È un brano importante perché grazie alla lotta e al sacrificio di questi uomini, oggi possiamo considerarci liberi.

Cosa diresti alle persone che associano “Bella ciao” al comunismo? Per me la libertà non ha bandiera ed è un bene di tutti, imprescindibile. Nessun governo, di destra o di sinistra, può arrogarsi il diritto di limitarla ai propri sostenitori. Penso che il “fascista” sia infastidito da “Bella ciao” solo perché contiene la parola “partigiano”: infondo è una canzone che parla di libertà. Non parla dell’invasore in modo violento. Personalmente, non mi definisco né fascista né comunista, semplicemente ripudio la guerra e la violenza.

Scrivendo e cantando la mia versione di “Bella ciao” spero di aver onorato il coraggio delle persone che hanno fatto parte della resistenza e di aver riportato alla memoria l’importanza della libertà. La guerra è l’ultima delle risorse a cui appellarsi per far valere i propri diritti: è il modo migliore per far emergere il lato peggiore delle persone. “Bella ciao” non è una canzone di guerra, bisogna concentrarsi sui valori che il brano vuole trasmettere o che le persone gli hanno dato nel tempo.

Esistono ancora gli ideali presenti in “Bella ciao”? Secondo me sì. Purtroppo, però, per farli riemergere tra la gente, chi comanda deve incutere terrore. “Bella ciao” è nata dopo un qualcosa di terribile. Solamente dopo aver messo paura al popolo quest’ultimo non darà per scontato certe cose, come la libertà, e capirà che l’importante non è la patria, ma la condizione di essere umano. Mi considero un pessimista: credo che l’uomo non imparerà mai completamente dai propri errori. Mi aspetto ancora tante guerre, tante persone che perderanno la vita per la propria patria e tante “Bella ciao”. Spero di non aver deluso coloro che si aspettavano un finale al 100% positivo e ottimista. Siamo una razza che può creare cose meravigliose, ma che fatica ad imparare dai propri sbagli. Mi auguro che da questo periodo difficile, possa nascere qualcosa di bello, per noi, ma soprattutto per le generazioni future.

Link per ascoltare la canzone:  ” Bella Ciao ” Oldschool Rap version w/lyrics